Episodio 1 - Mettila da parte

Si può vivere di arte?

Fare arte è un lusso? O un mestiere come un altro?

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Di cosa parla l'episodio?

L’arte è un lusso o un lavoro vero? In questo primo episodio, Alice Oliveri incontra Grandi Numeri dei Cor Veleno per capire se si può davvero vivere di creatività.
Tra sogni, compromessi e realtà economica, esploriamo cosa significa fare arte oggi, in un Paese che la celebra ma fatica a sostenerla.

L'ospite

Grandi Numeri (aka Giorgio Cinini) è una delle voci storiche dell’hip hop italiano.
Co-fondatore dei Cor Veleno, ha iniziato negli anni ’90 quando il rap era ancora un’eccezione, non una moda.
Da allora ha calcato i palchi di tutta Italia, collaborato con artisti come Marracash e Coez, e portato avanti una carriera indipendente e coerente, senza mai snaturare la propria visione.
Se oggi il rap è ovunque, è anche grazie a chi, come lui, ci ha creduto quando non lo faceva nessuno.

Intro
Ciao, sono Alice Oliveri e oggi abbiamo chiesto alle persone se secondo loro si può vivere d'arte.

Contenuti esterni
Inevitabilmente, nella mia esperienza, chi è particolarmente abbiente di famiglia può scegliere di fare arte senza nessun tipo di problema.
Chi ha un background differente e deve farsi qualche scrupolo in più.
A meno che di non appartenere a qualche famiglia allocata e benestante, credo che sia piuttosto complicato.
Si può trovare un compromesso se uno è un artista, nel senso che può fare un lavoro che magari è legato minimamente al mondo dell'arte.
Conosco, diciamo, per amicizia diversi personaggi che lavorano nel campo della musica o come DJ o come musicisti e chi fa veramente solo il musicista fa una fatica incredibile a arrivare a fine mese.
Gli altri lo fanno magari veramente secondariamente insieme al lavoro che fanno quotidianamente e come hobby magari suonano, poi magari fanno anche live, girano un pochino, però con molte ristrettezze, molto complicato.
Uno può anche vivere come un artista senza esserlo perché pensa sempre di poterlo essere, no?
Credo che essere artisti non è tanto quello che produci, è uno stile di vita.

Alice
Fare arte è un lusso o una vocazione che merita di essere sostenuta. La passione basta per sopravvivere? Oggi parliamo di sogni, talento e realtà economica. Siamo in un paese che ha costruito la sua identità sull'arte, ma vivere d'arte è sempre più difficile. Si può vivere di musica, di pittura, di teatro senza compromessi o è solo una strada per pochi fortunati? Per capire meglio la situazione e sfatare qualche mito, abbiamo invitato uno che di carriera artistica ne sa qualcosa. Grandi Numeri è uno dei membri storici del gruppo hip hop romano Corveleno insieme a Primo Brown e Squar. Ha segnato il rap italiano degli anni '90 a oggi, mantenendo sempre un percorso indipendente e autentico. Se c'è qualcuno che ha visto il cambiamento della scena hip hop degli ultimi 20 anni e sa cosa significa fare arte senza compromessi è lui. Quindi insomma benvenuto a Giorgio Cinini aka Grandi Numeri.

Grandi Numeri
Grazie, grazie mille.

Alice
Grazie a te per essere qua con noi. Allora, vorrei cominciare subito con un argomento centrale di questa puntata. Cioè, c'è chi dice che fare arte dovrebbe essere solo un hobby, qualcosa che poi si mette da parte quando arriva la vita vera da adulti. Tu che hai iniziato negli anni '90 e quando eri molto giovane, come la vedi questa cosa? Cioè, pensavi che avresti fatto hip hop tutta la vita o che a un certo punto avresti fatto altro?

Grandi Numeri
Guarda, senza nulla togliere a chi ha fatto diversamente. Ricordo proprio che sin dagli inizi con i miei compari e il resto della band avevamo proprio questa cosa che noi cerchiamo di viverla a 360°, la musica, tutto quello che il rap e concepire il rap in italiano perché all'epoca non ce n'era tantissimo, cioè quindi quasi partire da zero per immaginare cose diverse anche musicalmente.
Ecco, noi cerchiamo proprio di non farlo come hobby. C'avevamo un sacco di amici, colleghi che invece pensavano che questa cosa, anche vista come l'hobby della domenica, mettersi un cappellino, vestirsi eccentrici e poi venire a una jam o a un concerto fosse già più che sufficiente.
Per noi no, per noi era una cosa molto più profonda ed è questo che probabilmente ci ha portato avanti.

Alice
E c'è stato un momento in cui hai capito che la musica poteva essere la tua strada?

Grandi Numeri

Sembra scontato, però fino al primo concerto era tutto, diciamo, un po' una nube, tutto poco chiaro. Dal momento che sono salito sul palco, ho capito che quella era la vita mia.

Alice
Da subito, quindi. E avevi un piano B, un piano C?

Grandi Numeri
Ma il piano B e il piano C quelli bisogna sempre averli e nonostante tutto io ho sempre lavorato parallelamente perché effettivamente se scegli di non fare la musica, scegli di non fare, se proprio non ti viene di fare la musica secondo determinati schemi che sono anche quelli che corrispondono al mercato più strettamente parlando, no? Alla fine sai benissimo che la tua passione la puoi portare avanti, ma hai bisogno anche di altre risorse, no?

Alice
Sì. Poi, tra l'altro, per paradosso, il genere che facevate voi negli anni '90 è diventato il genere più venduto e più mainstream, diciamo, in un'altra forma, però, ecco, c'è stato un grande cambiamento da questo punto di vista nel mercato musicale italiano.

Grandi Numeri
Eh, diciamo che prima proprio non solo noi, però c'era bisogno proprio di creare delle fondamenta perché questo avvenisse e noi come tantissimi altri penso a Roma, anche i Colle der Fomento, Onean, no? Abbiamo comunque dato il là perché tante cose poi avvenissero. Prima non c'erano concerti, poi noi tre abbiamo iniziato a fare questa cosa anche con una certa costanza e tanti appassionati poi hanno scoperto che pure loro potevano fare questo come genere e camparci.

Alice
Mh.Abbiamo parlato di campare, quindi oggi la musica ha cambiato molto il modo di fare soldi. Negli anni '90 si vendevano i dischi, oggi c'è lo streaming, ci sono i concerti, il merchandise, le sponsorizzazioni. Quindi, come hai visto tu questo cambiamento e cosa è cambiato da Primo Brown e dall'inizio di Corveleno?

Grandi Numeri
Ma eh proprio perché non viviamo in un mondo di favole e appunto eh il mondo dello spettacolo non è un mondo a sé stante. Cioè tutti questi micromondi che fanno parte dell'editoria, dello show business alla fine fanno parte della vita vera e quindi proprio perché il rap attinge a piene mani dalla realtà, poi ne immagina anche altre diverse.
Abbiamo sempre capito che questo poteva essere anche un una maniera per portare avanti le cose e quindi non siamo mai stati assolutamente contro l'investimento da parte dei privati o sponsor che potesse anche supportare un progetto che altrimenti non avrebbe avuto molte delle risorse.
Penso ai primi tour che abbiamo fatto anche di supporto a band più grosse tipo 50 Cent o Jovanotti, se non ci fossero stati degli sponsor che investivano nelle spese vive, perché all'epoca non avevamo nemmeno un contratto con una casa discografica grande, poi successivamente è venuto, quindi fa parte proprio di un percorso quasi propedeutico quello che poi sarebbe venuto fuori successivamente grazie a piccoli imprenditori e poi più grandi perché siamo approdati anche a collaborare con multinazionali. Questo è stato possibile, altrimenti no.

Alice
Guarda, ci agganciamo proprio; i romani dicono "pecunia non olet".
Eh, esatto. Ci mi porti a un altro argomento. Ho visto su Instagram di recente un reel di un americano che diceva che rispetto a un tempo si è perso completamente il concetto di sellout, cioè che una volta se un artista si metteva a fare pubblicità, rischiava di perdere un po' della della sua fanbase e quindi anche di di credibilità.

Alice
Beh, c'è modo e modo, no? Insomma, cioè se uno poi diventa un manichino e quasi un'auto di Formula 1 vivente, probabilmente sì, però non so chi fosse questa persona. Probabilmente ha avuto pure un senso la sua nostalgia per un momento bello e incantato.

Grandi Numeri
Ricordo molti degli artisti che hanno ispirato me e penso il Run–DMC, per citarne alcuni. Beh, loro hanno fatto proprio una canzone che si chiama "My Adidas".
E c'è una stock option delle Adidas, insomma, non è che sia una cosa che sia venuta fuori dal nulla a un certo punto della storia, ha sempre fatto parte di tutto questo.
Poi Michael Jackson o tantissimi degli artisti rock degli '80 hanno fatto da fonte per fare in modo che molte delle risorse delle multinazionali poi convergessero in questo.
È un bene, un male, non lo so. Nel senso, poi alla fine l'oggetto in sé che viene proposto è quello della musica, no, nel nostro campo e se quella è solida poi tutto è un dettaglio.

Secondo te c'è ancora qualcuno che rimane, diciamo, duro e puro e rifiuta queste proposte così allettanti da parte dei grossi brand oppure, diciamo, ormai è una pratica?

Grandi Numeri
Ma io devo dire che negli anni ho visto tantissime cose, ho visto appunto quelli che che rifiutano questo e sfortunatamente spesso e volentieri, riallacciandomi alla prima domanda, continuano a vivere questo come un hobby, proprio perché vogliono tenerlo il più possibile lontano da tutto quello che non rispecchia la loro persona e fanno bene dal loro punto di vista.
Io non mi sento di criticarli, non credo, appunto, che sia quello il discorso fondamentale. Il discorso fondamentale è riuscire a portare la tua musica, se ci credi, se credi a quello che fai e portarlo il più possibile fuori.
Fuori perché soprattutto oggi che c'è una moltitudine credibile di artisti che nascono, muoiono rispetto a un tempo dove c'era una sorta di scrematura che avveniva anche attraverso la discografia vecchio stampo che non rimpiango assolutamente, anzi perché sicuramente oggi ci sono cose molto più interessanti che nascono che una volta avrebbero fatto fatica.

Alice
E invece, diciamo, una frase che spesso si dice, che sicuramente ti sarai sentito dire anche tu: "Se non ce la fai entro i 30 anni è meglio che lasci perdere", no?
Cioè quest'idea che il talento abbia una scadenza, secondo te è così? E tu cosa hai fatto quando sei arrivato ai 30?

Grandi Numeri
Era un po' un mantra che c'avevo anche io, nel senso volevo capire entro i 30 cosa sarebbe successo, però ultimamente ho sentito un sacco di gente che con la musica, con l'arte non c'entrano nulla, organizzatori di festival, eh gente che si presta alla discografia nella maniera in cui vede delle risorse o forse pensa che che i propri figli siano i depositari della musica, quindi quelli sotto i 30 anni che devono avere spazio il più possibile. Io a questa cosa qua che se entro i 30 tu puoi dare il massimo. Ecco, è una visione un po' performativa dell'arte che a me non interessa assolutamente perché...
Ma non lo devo spiegare io nella musica, nel cinema, nell'arte, nella letteratura è pieno di esempi che smentiscono categoricamente questa affermazione che è più da dirigente d'azienda che è disposto proprio a tritare tutto quello che che esiste nel nome di una efficienza creativa presunta che è anagraficamente a una certa età e non è necessariamente vero per me.

Alice
Mentre poco fa già lo accennavi, cioè oggi grazie a internet chiunque può farsi conoscere, no?
Però allo stesso tempo ognuno può essere un artista e quindi c'è più offerta rispetto a quando avete cominciato voi. Ma come è cambiato il modo di emergere e soprattutto ti sembra più facile?

Grandi Numeri
Eh è proprio quello il fatto che aumenta l'offerta, per la vecchia regola del mercato si abbassa anche diciamo il costo, no, di quello che poi produce la musica.
Effettivamente piattaforme come Spotify eccetera eccetera danno spazio ed è una cosa, diciamo, inimmaginabile almeno un 20 anni fa, no, come situazione, però la maniera di gestire la musica come un cartello da parte di queste piattaforme è quanto il più sbagliato possa esistere, perché comunque cataloghi interi gestiti da pochi soggetti che retribuiscono anche soprattutto questi artisti giovani che sperano di poter emergere grazie appunto la presunta democrazia di questi.
Dico presunta perché poi è tutta da verificare, per molti funziona, per molti altri no.
Ecco, questa cosa qua è relativa. È relativa perché se poi non dai anche ad artisti indipendenti che pubblicano e riescono ad avere anche un pubblico maggiore attraverso queste piattaforme, se poi non riescono a essere remunerati sufficientemente. Ecco che poi è un cane che si morde la coda, tanto vale non essere presenti su quelle piattaforme alla fine o quantomeno gestirle, non dare proprio tutto.

Alice
Pensando all'industria del futuro, cosa cosa cambieresti? C'è qualcosa che faresti di nuovo rispetto al presente?

Grandi Numeri
Beh, io notoriamente tra i miei amici sono considerato un po' un visionario, appunto, queste cose tipo piattaforme le ipotizzavo tantissimo tempo fa, ma è alla fine come futuro io penso che ci sia tantissimo da da scoprire ancora.
Sicuramente queste piattaforme che dicevamo prima sono un cartello e vanno cambiate.
Forse la musica gestita direttamente da chi la produce è il traguardo ultimo e più importante. Spero che vada in quella direzione perché alla fine conta più di tutto chi produce la musica e la gente che lo supporta anche a livello, diciamo, manageriale, a livello editoriale sicuramente, ma il prodotto e il core business è sempre l'artista.

Alice
Senti, prima di lasciarti vorrei fare un gioco, una cosa abbastanza semplice, cioè io ti dico una frase e tu mi devi rispondere '90 o futuro' con una motivazione anche veloce.

Grandi Numeri
'90's' come '90', no?

Alice
Sì, esatto. Allora, qualità musicale.

Grandi Numeri
Questo potrei dirti '90' senza dubbio. Perché perché, insomma, tutte le rivoluzioni che ci sono oggi nascono là effettivamente come generi musicali, ma non solo nell'hip hop, anche nella musica elettronica, nella maniera di concepire anche la musica fatta direttamente da qua, da questo laptop, quindi diciamo '90', no?
Cioè, quello è il futuro.È già il futuro.È già il futuro.

Alice
E invece opportunità di guadagno?

Grandi Numeri
Sicuramente futuro.

Alice
Ok. E autoprodursi?

Grandi Numeri
Diciamo, le autoproduzioni erano più forti nei '90, però appunto proprio perché è diventata capillare proprio l'informatizzazione del anche registrare, accedere a uno studio di registrazione prima aveva dei costi, oggi uno può comprare un computer e registrare musica anche a casa in qualche modo, quindi il futuro.

Alice
E invece sulla distribuzione?

Grandi Numeri
Sulla distribuzione fisica i '90, sulla distribuzione capillare, appunto, sui telefoni eccetera. Vabbè, ovviamente sarà sempre più così.

Alice
E connessione tra artisti?

Grandi Numeri
Futuro, eh futuro.

Alice
Ok. Dici che nel passato era meno?

Grandi Numeri
Eh c'erano molte più barriere musicali, artisti erano molto più competitivi, secondo me, ma nel senso negativo della faccenda, no? Era più un 'cane mangia cane'.
Vedo gli artisti più giovani che tendono a collaborare di più. Proprio perché comunque c'è una concorrenza molto più grande.

Alice
Si fa squadra, quindi?

Grandi Numeri
Sì, sì, molto di più. La vedo molto di più questa cosa.
Con tutti i featuring che ci sono. Esattamente.

Alice
E invece organizzare concerti?

Grandi Numeri
Organizzare concerti più nei '90.
Anche perché molti dei festival che si facevano nei '90 a livello internazionale hanno fatto storia, quindi oggi è un format che campa di quello, ma in generale penso che si sia persa un po' la magia dell'avere degli artisti dal vivo tutti insieme sullo stesso palco e oggi in generale nei festival o nelle manifestazioni vedo che ci sono due o tre headliners e poi tantissima carne da macello che esce fuori da reality o da piccoli produttori o gente che comunque dire 'scappata di casa' è un po' un eufemismo.

Alice
Anche pochi internazionali comunque.

Grandi Numeri
Eh, appunto.

Alice
Sì, c'è diciamo autarchia da questo punto di vista.

Grandi Numeri
Molto Italia più lo chassis del festival che incamera soldi più di quello che in realtà eh magari potrebbe portare un po' meno artisti gente più di calibro, no? Non solo dalla musica hip hop, ma anche dal rock, dal Jazz.
Quei festival, diciamo, più longevi puntano molto su questo, su mantenere la qualità costante.

Alice
L'ultimo invece: le venues?

Grandi Numeri
Sicuramente futuro perché pensa un po' a tutto quello che puoi creare a livello di scenografia e di impatto su live.
Puoi fare uno show da solo con una band, ma con delle cose che pochissimi anni fa era inimmaginabile riuscire a a creare.

Alice
Grazie mille Giorgio per la tua testimonianza e grazie per essere stato con noi.

Grandi Numeri
Grazie a voi. Abbiamo iniziato questa puntata con una domanda: fare arte è una carriera possibile o un sogno da mettere da parte?
Quello che emerge è che il talento da solo non basta, serve lavoro, strategia, contesto e sì anche un po' di fortuna, ma soprattutto serve cambiare il modo in cui pensiamo all'arte, non come un lusso, ma come un valore culturale ed economico. Quindi, forse, più che metterla da parte, l'arte va messa al centro.

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Ci sentiamo al prossimo episodio per vedere su quale tema proveremo a cambiare idee insieme. Change My Mind è un podcast di Flee prodotto da Hypercast con Alice Valerio Oliveri, direttore creativo Raffaele Costantino, autore Federico Lai, registrazione, editing, montaggio e musiche originali Maurizio Bilancioni. Project Manager Giulia Macciocca.