Episodio 10 - Io, automobile
Ti fideresti di un’auto che guida da sola?
E se la tecnologia fosse già più brava di noi?

Di cosa parla l'episodio?
Ti fideresti di un’auto senza conducente? Tra hype, paure e robotaxi, la guida autonoma promette di rivoluzionare le nostre strade (e le nostre vite). Con il professor Sergio Savaresi, uno dei massimi esperti europei del settore, esploriamo cosa funziona davvero, cosa è ancora fantascienza e perché il problema... potremmo essere noi.

L'ospite
Sergio Savaresi è professore di Automatica al Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti in Europa di sistemi di controllo per veicoli e tecnologie di guida autonoma. Coordina il laboratorio MOVE, è stato coinvolto in progetti europei e collabora con aziende e startup del settore automotive.
Alice
Ciao, sono Alice Oliveri e oggi abbiamo chiesto alle persone cosa ne pensano della guida autonoma.
Contenuti esterni
Sicuramente salirei su un’auto che guida da sola… ma non la mia!
Sicuramente le mie amiche preferirebbero salire su un’auto che guida da sola piuttosto che farsi guidare da me.
Potrei salire su un’auto a guida autonoma, ma non a Roma, per esempio.
No, assolutamente non salirei su un’auto che guida da sola.
No, non ci salirei mai.Mi fa paura l’idea di non avere il controllo, anche se io non so guidare.
Sono anche felice di averle viste dal vivo, di aver incrociato in America queste auto che si guidano da sole. Mi fanno un po’ paura, però sicuramente potrebbero essere una svolta nelle grandi città.
Le auto autonome in circolazione purtroppo già le stiamo vedendo, e stiamo vedendo anche i danni che ne conseguono, gli errori.
Forse l’auto a guida autonoma può essere una risorsa per il futuro. Personalmente, però, mi piacerebbe pensare di poter continuare ad essere autonoma.
Alice
Si dice che la guida autonoma sia il futuro, ma è davvero così?
Tra hype tecnologico e preoccupazioni reali, proviamo a capire se queste macchine sapranno davvero portarci in giro da sole.
L’auto a guida autonoma è uno dei simboli più forti dell’immaginario tecnologico contemporaneo.
Promette sicurezza, efficienza e sostenibilità. Eppure molti restano scettici.
Ci sono preoccupazioni sul piano etico, ma soprattutto la domanda è: i sistemi che guidano le automobili sono davvero in grado di affrontare la complessità del mondo reale?
Waymo, Cruise, Tesla, Baidu e altre aziende hanno già sperimentato veicoli in condizioni reali, e in alcuni stati sono operativi.
La California ha autorizzato i test su strada senza conducente di riserva. In Italia invece siamo più cauti, ma le sperimentazioni ci sono.
La domanda quindi è: è solo questione di tempo, o ci sono limiti strutturali che impediranno a questa tecnologia di affermarsi davvero?
Per parlarne con competenza e visione abbiamo invitato Sergio Savaresi, professore di Automatica al Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti in Europa di sistemi di controllo per veicoli e tecnologie di guida autonoma.
Coordina il laboratorio mOve, è stato coinvolto in progetti europei e collabora con aziende e startup del settore automotive.
Benvenuto, professor Savaresi.
Sergio
Grazie, un saluto a tutti.
Alice
Allora professore, partiamo dalle basi: cosa distingue davvero un’auto a guida autonoma da una con semplici sistemi di assistenza alla guida?
Sergio
Cerco di farla molto breve.
C’è un sistema di classificazione semplice che divide questi sistemi in cinque livelli: 1, 2, 3, 4 e 5.
Fino al livello 2 parliamo di sistemi di assistenza alla guida.
Oggi possiamo comprare automobili con sistemi di livello 1 e 2.
La vera guida autonoma arriva con il livello 3.
Il livello 3 è come l’autopilota degli aerei: significa che, per esempio, in autostrada possiamo inserire l’autopilota, e questo fa tutto da solo.
Ma attenzione: per la prima volta, con il livello 3, possiamo non stare più attenti alla guida. Quindi potremmo legalmente leggere il giornale, guardare lo smartphone, ecc.
L’autopilota ci chiede di tornare alla guida solo se è in difficoltà.
Il livello 4, invece, è semplice da spiegare: è il robotaxi.
Vuol dire che saliamo in auto e ci sediamo dietro, non più al posto di guida.
Il livello 5 è la stessa cosa, ma un po’ un sogno: è in grado di andare da qualunque punto a qualunque punto, mentre il livello 4 funziona solo in contesti predefiniti, per esempio all’interno di una città.
Questi sono i cinque livelli che classificano la guida autonoma.
Alice
Dunque, anche alla luce di questa spiegazione, le chiedo: a che punto siamo oggi dal punto di vista tecnico e normativo, sia in Italia che nel mondo più in generale?
Sergio
La situazione non è uguale in tutte le parti del mondo. Partiamo dall’Europa, che è dove siamo noi.
Oggi, in Europa, possiamo comprare automobili fino al livello 2.
La vera guida autonoma, quindi, non è utilizzabile, con qualche piccola eccezione: ad esempio, la Mercedes in alcune strade in Germania è stata autorizzata ad avere un livello 3.
Questa è la situazione in Europa: non è possibile far circolare un’auto autonoma senza un safety driver al volante.
Negli Stati Uniti e in Cina la situazione è diversa: lì la tecnologia di livello 4 è già stata sviluppata e autorizzata.
Chi è stato a San Francisco o a Shanghai avrà visto che si può già prendere un robotaxi: lo chiami, arriva, sali sul sedile posteriore, non c’è nessuno al volante, e ti porta a destinazione.
Quindi, a livello tecnologico, la tecnologia è già abbastanza sviluppata.
L’Europa, purtroppo, è rimasta un po’ indietro. Oggi deve decidere cosa fare: importare la tecnologia dagli altri o recuperare terreno e sviluppare la propria.
Alice
Mi vengono in mente le paure più comuni legate all’auto autonoma. Certamente quella sugli incidenti è la più diffusa.Quindi volevo sapere: sono davvero più sicure le auto autonome? E come si calcola questa sicurezza?
Sergio
Eh, questa è una domanda semplice e complicata allo stesso tempo.
Allora, diciamo così: oggi una tecnologia autonoma ben sviluppata è già più sicura di un guidatore umano medio.Non è difficile calcolarlo: si misura in incidenti per numero di chilometri percorsi. Quindi, di fatto, è già più sicura.
Qual è il vero problema? Il problema è che noi, per abitudine, concediamo molto agli umani che fanno errori. Ti do un numero: in Italia ci sono più di 3.000 vittime all’anno per incidenti automobilistici, quasi tutti causati da errori umani.L’aspettativa che hanno le persone, però, è che la guida autonoma sia perfetta.
Concediamo e perdoniamo gli errori umani, ma non perdoniamo nulla alla tecnologia.
Questo, per certi versi, è un problema: perché, anche se la tecnologia oggi è già migliore di un guidatore medio e potrebbe salvare vite, non viene adottata.
Il sentiment comune resta: o è perfetta, o è niente.
E questo purtroppo sta ritardando lo sviluppo e la produzione.
Alice
Ok, chiaro.
Invece, andando sull’ambito più etico… noi abbiamo chiamato questa puntata Io Automobile, richiamando il titolo Io, Robot di Isaac Asimov.
Nei romanzi di Asimov ci sono le tre leggi della robotica, che impediscono ai robot di danneggiare gli esseri umani.
Per quanto riguarda le automobili, può esistere una sorta di codice morale della macchina?
Sergio
Direi, molto semplicemente, di no.
Il problema etico oggi, a mio giudizio, non esiste per una serie di motivi.Innanzitutto, l’obiettivo è arrivare a zero errori, zero incidenti.
Quindi, già così, la questione si semplifica.
Oggi, di fatto, l’etica dell’auto autonoma è l’etica del progettista.
Chi sta progettando gli algoritmi – come il mio gruppo di ricerca – può inserire le regole che ritiene più opportune.Per farla semplice, soprattutto in ambito urbano, oggi diamo priorità agli attori fragili della mobilità: pedoni e biciclette, che sono i più vulnerabili.
Un incidente urbano auto contro auto difficilmente provoca danni gravi agli occupanti, mentre può essere molto grave per un pedone o un ciclista.
Quindi, semplificando, inseriamo noi le regole: e il buon senso oggi dice che dobbiamo privilegiare gli attori più fragili.
Alice
Sempre a proposito di luoghi comuni, molti dicono che la guida autonoma non funzionerà mai nelle nostre città perché sono troppo caotiche o troppo imprevedibili.
È un limite reale, oppure è solo una fase di sviluppo?
Sergio
No, è solo una fase di sviluppo.La vera zona critica è la transizione.
Sul lungo periodo ci aspettiamo che nelle città ci saranno praticamente solo auto a guida autonoma.
Anzi, forse a un certo punto sarà obbligatorio attivare il pilota automatico, soprattutto in ambito urbano.
Il periodo critico è la convivenza tra piloti di intelligenza artificiale – che sono molto rigorosi, rispettano le regole e non fanno pasticci – e guidatori umani, che invece interpretano le regole in modo un po’ più “soft”.
La cosa più difficile oggi è che un’auto autonoma deve tenere conto del fatto che i guidatori umani con cui condivide la strada non rispettano sempre le regole.
Se tutti le rispettassero, sarebbe relativamente semplice.
Quello che ci aspettiamo è che, pian piano, il numero di auto autonome aumenti e quello delle auto con guidatore umano diminuisca. E così, poco alla volta, la cosa si aggiusterà da sola.
È la prima fase quella critica, soprattutto nei Paesi dove il rispetto delle regole non è una priorità. Non vado oltre nel commentare… ma sicuramente noi mediterranei non siamo tra i più rigorosi.
Alice
Sì, ecco, purtroppo lo impariamo a nostre spese.E invece, dal punto di vista del lavoro, questo è un altro campo molto ampio che entra in contatto con l’auto autonoma.
Cosa succede quando taxi, camion o consegne non avranno più bisogno di un conducente?
Sergio
Io mi occupo di automazione in senso lato, e questa è una domanda che mi fanno sempre.
Vorrei però ribaltare un po’ la questione.
Secondo me, soprattutto in Italia e in Europa, a molti sfugge che presto avremo un grosso problema di mancanza di autisti.La demografia italiana non è una piramide, ma una clessidra: oggi c’è una fascia enorme di persone tra i 50 e i 60 anni che sta salendo d’età, mentre sotto c’è il vuoto.
Stiamo andando verso una piramide rovesciata. Paradossalmente, quindi, il problema non sarà “lasciare a casa” autisti, camionisti o tassisti.
Il problema sarà trovarli.In questo senso, l’automazione compenserà una possibile grossa carenza di personale.
Quindi, più che togliere posti di lavoro, risolverà un problema.
Alice
Eh, questo è molto interessante, e anche un po’ rincuorante per certi aspetti.
Quindi, secondo lei, alla fine è più una sfida tecnologica o culturale?
Sergio
La sfida tecnologica è notevole.
Parliamo di una tecnologia estremamente complessa: un’intelligenza artificiale applicata a sistemi fisici, a un sistema robotico.
Guidare nel traffico è una delle cose che noi umani sappiamo fare, ma è anche una delle più difficili in assoluto.
Quindi sì, è sicuramente una sfida tecnologica non ancora completamente risolta.
Sergio
È anche una sfida culturale. Qualcuno fa sempre la battuta che all’inizio del secolo non ci si fidava a usare l’ascensore senza un pilota.
Oggi nessuno pensa che ci voglia un guidatore per l’ascensore. L’analogia è un po’ tirata, ma il concetto è che, man mano che questa tecnologia entrerà nelle nostre vite, le persone la useranno, vedranno che è affidabile, e la barriera culturale si scioglierà molto velocemente.Quindi non credo che ci sia davvero un tema etico o culturale.
Alice
Vorrei fare un piccolo gioco finale prima di salutarci: io le faccio qualche domanda secca e lei mi dà una risposta con una sola parola o, al massimo, una frase breve.
Per esempio: Tesla o Waymo?
Sergio
Waymo, senza dubbio.
Alice
Ok. E la tecnologia va tenuta sotto controllo e regolamentata o ogni esperimento va incoraggiato?
Sergio
Ogni esperimento va incoraggiato, ma ci sono dei confini etici che vanno sempre rispettati.
Alice
Ok. Entro 10 anni: guida autonoma ovunque o ancora prototipi?
Sergio
In Europa: un po’ e un po’. Ma principalmente ancora prototipi.
Alice
Lei si farebbe portare in giro da un’auto senza volante?
Sergio
Assolutamente sì. Lo faccio già oggi: stiamo sviluppando noi stessi queste tecnologie e mi fido di ciò che stiamo creando.
Alice
Ok. E infine: automobile senza conducente o auto volante?
Sergio
Automobile senza conducente.
L’auto volante è un sogno affascinante, ma è estremamente più energivora e rischiosa.
Meglio restare con le ruote per terra… e senza conducente, che così può dedicarsi a cose più interessanti.
Alice
Grazie mille al professor Savaresi, che ci ha dato informazioni preziose per il futuro. Grazie per essere stato con noi.
Sergio
Grazie a voi, un saluto a tutti.
Alice
La guida autonoma affascina e spaventa.
Sarà una rivoluzione tecnologica che cambierà le nostre città e il nostro modo di muoverci, ma richiede tempo, fiducia e nuove regole.
Se vi è piaciuto questo podcast e volete scoprire qual è il prossimo tema su cui cambieremo idea, iscrivetevi, premete follow sulla vostra app di ascolto e attivate la campanellina per ricevere una notifica a ogni nuova puntata.
Ci sentiamo al prossimo episodio, per vedere su quale tema proveremo a cambiare idea insieme.Change My Mind è un podcast di Flee, prodotto da Hypercast, con Alice Valerio Oliveri.
Direzione creativa: Raffaele Costantino.
Autore: Federico Lai.
Registrazione, editing, montaggio e musiche originali: Maurizio Bilancioni.
Project Manager: Giulia Macciocca.
Ciao, sono Alice Oliveri e oggi abbiamo chiesto alle persone cosa ne pensano della guida autonoma.
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Sicuramente salirei su un’auto che guida da sola… ma non la mia!
Sicuramente le mie amiche preferirebbero salire su un’auto che guida da sola piuttosto che farsi guidare da me.
Potrei salire su un’auto a guida autonoma, ma non a Roma, per esempio.
No, assolutamente non salirei su un’auto che guida da sola.
No, non ci salirei mai.Mi fa paura l’idea di non avere il controllo, anche se io non so guidare.
Sono anche felice di averle viste dal vivo, di aver incrociato in America queste auto che si guidano da sole. Mi fanno un po’ paura, però sicuramente potrebbero essere una svolta nelle grandi città.
Le auto autonome in circolazione purtroppo già le stiamo vedendo, e stiamo vedendo anche i danni che ne conseguono, gli errori.
Forse l’auto a guida autonoma può essere una risorsa per il futuro. Personalmente, però, mi piacerebbe pensare di poter continuare ad essere autonoma.
Alice
Si dice che la guida autonoma sia il futuro, ma è davvero così?
Tra hype tecnologico e preoccupazioni reali, proviamo a capire se queste macchine sapranno davvero portarci in giro da sole.
L’auto a guida autonoma è uno dei simboli più forti dell’immaginario tecnologico contemporaneo.
Promette sicurezza, efficienza e sostenibilità. Eppure molti restano scettici.
Ci sono preoccupazioni sul piano etico, ma soprattutto la domanda è: i sistemi che guidano le automobili sono davvero in grado di affrontare la complessità del mondo reale?
Waymo, Cruise, Tesla, Baidu e altre aziende hanno già sperimentato veicoli in condizioni reali, e in alcuni stati sono operativi.
La California ha autorizzato i test su strada senza conducente di riserva. In Italia invece siamo più cauti, ma le sperimentazioni ci sono.
La domanda quindi è: è solo questione di tempo, o ci sono limiti strutturali che impediranno a questa tecnologia di affermarsi davvero?
Per parlarne con competenza e visione abbiamo invitato Sergio Savaresi, professore di Automatica al Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti in Europa di sistemi di controllo per veicoli e tecnologie di guida autonoma.
Coordina il laboratorio mOve, è stato coinvolto in progetti europei e collabora con aziende e startup del settore automotive.
Benvenuto, professor Savaresi.
Sergio
Grazie, un saluto a tutti.
Alice
Allora professore, partiamo dalle basi: cosa distingue davvero un’auto a guida autonoma da una con semplici sistemi di assistenza alla guida?
Sergio
Cerco di farla molto breve.
C’è un sistema di classificazione semplice che divide questi sistemi in cinque livelli: 1, 2, 3, 4 e 5.
Fino al livello 2 parliamo di sistemi di assistenza alla guida.
Oggi possiamo comprare automobili con sistemi di livello 1 e 2.
La vera guida autonoma arriva con il livello 3.
Il livello 3 è come l’autopilota degli aerei: significa che, per esempio, in autostrada possiamo inserire l’autopilota, e questo fa tutto da solo.
Ma attenzione: per la prima volta, con il livello 3, possiamo non stare più attenti alla guida. Quindi potremmo legalmente leggere il giornale, guardare lo smartphone, ecc.
L’autopilota ci chiede di tornare alla guida solo se è in difficoltà.
Il livello 4, invece, è semplice da spiegare: è il robotaxi.
Vuol dire che saliamo in auto e ci sediamo dietro, non più al posto di guida.
Il livello 5 è la stessa cosa, ma un po’ un sogno: è in grado di andare da qualunque punto a qualunque punto, mentre il livello 4 funziona solo in contesti predefiniti, per esempio all’interno di una città.
Questi sono i cinque livelli che classificano la guida autonoma.
Alice
Dunque, anche alla luce di questa spiegazione, le chiedo: a che punto siamo oggi dal punto di vista tecnico e normativo, sia in Italia che nel mondo più in generale?
Sergio
La situazione non è uguale in tutte le parti del mondo. Partiamo dall’Europa, che è dove siamo noi.
Oggi, in Europa, possiamo comprare automobili fino al livello 2.
La vera guida autonoma, quindi, non è utilizzabile, con qualche piccola eccezione: ad esempio, la Mercedes in alcune strade in Germania è stata autorizzata ad avere un livello 3.
Questa è la situazione in Europa: non è possibile far circolare un’auto autonoma senza un safety driver al volante.
Negli Stati Uniti e in Cina la situazione è diversa: lì la tecnologia di livello 4 è già stata sviluppata e autorizzata.
Chi è stato a San Francisco o a Shanghai avrà visto che si può già prendere un robotaxi: lo chiami, arriva, sali sul sedile posteriore, non c’è nessuno al volante, e ti porta a destinazione.
Quindi, a livello tecnologico, la tecnologia è già abbastanza sviluppata.
L’Europa, purtroppo, è rimasta un po’ indietro. Oggi deve decidere cosa fare: importare la tecnologia dagli altri o recuperare terreno e sviluppare la propria.
Alice
Mi vengono in mente le paure più comuni legate all’auto autonoma. Certamente quella sugli incidenti è la più diffusa.Quindi volevo sapere: sono davvero più sicure le auto autonome? E come si calcola questa sicurezza?
Sergio
Eh, questa è una domanda semplice e complicata allo stesso tempo.
Allora, diciamo così: oggi una tecnologia autonoma ben sviluppata è già più sicura di un guidatore umano medio.Non è difficile calcolarlo: si misura in incidenti per numero di chilometri percorsi. Quindi, di fatto, è già più sicura.
Qual è il vero problema? Il problema è che noi, per abitudine, concediamo molto agli umani che fanno errori. Ti do un numero: in Italia ci sono più di 3.000 vittime all’anno per incidenti automobilistici, quasi tutti causati da errori umani.L’aspettativa che hanno le persone, però, è che la guida autonoma sia perfetta.
Concediamo e perdoniamo gli errori umani, ma non perdoniamo nulla alla tecnologia.
Questo, per certi versi, è un problema: perché, anche se la tecnologia oggi è già migliore di un guidatore medio e potrebbe salvare vite, non viene adottata.
Il sentiment comune resta: o è perfetta, o è niente.
E questo purtroppo sta ritardando lo sviluppo e la produzione.
Alice
Ok, chiaro.
Invece, andando sull’ambito più etico… noi abbiamo chiamato questa puntata Io Automobile, richiamando il titolo Io, Robot di Isaac Asimov.
Nei romanzi di Asimov ci sono le tre leggi della robotica, che impediscono ai robot di danneggiare gli esseri umani.
Per quanto riguarda le automobili, può esistere una sorta di codice morale della macchina?
Sergio
Direi, molto semplicemente, di no.
Il problema etico oggi, a mio giudizio, non esiste per una serie di motivi.Innanzitutto, l’obiettivo è arrivare a zero errori, zero incidenti.
Quindi, già così, la questione si semplifica.
Oggi, di fatto, l’etica dell’auto autonoma è l’etica del progettista.
Chi sta progettando gli algoritmi – come il mio gruppo di ricerca – può inserire le regole che ritiene più opportune.Per farla semplice, soprattutto in ambito urbano, oggi diamo priorità agli attori fragili della mobilità: pedoni e biciclette, che sono i più vulnerabili.
Un incidente urbano auto contro auto difficilmente provoca danni gravi agli occupanti, mentre può essere molto grave per un pedone o un ciclista.
Quindi, semplificando, inseriamo noi le regole: e il buon senso oggi dice che dobbiamo privilegiare gli attori più fragili.
Alice
Sempre a proposito di luoghi comuni, molti dicono che la guida autonoma non funzionerà mai nelle nostre città perché sono troppo caotiche o troppo imprevedibili.
È un limite reale, oppure è solo una fase di sviluppo?
Sergio
No, è solo una fase di sviluppo.La vera zona critica è la transizione.
Sul lungo periodo ci aspettiamo che nelle città ci saranno praticamente solo auto a guida autonoma.
Anzi, forse a un certo punto sarà obbligatorio attivare il pilota automatico, soprattutto in ambito urbano.
Il periodo critico è la convivenza tra piloti di intelligenza artificiale – che sono molto rigorosi, rispettano le regole e non fanno pasticci – e guidatori umani, che invece interpretano le regole in modo un po’ più “soft”.
La cosa più difficile oggi è che un’auto autonoma deve tenere conto del fatto che i guidatori umani con cui condivide la strada non rispettano sempre le regole.
Se tutti le rispettassero, sarebbe relativamente semplice.
Quello che ci aspettiamo è che, pian piano, il numero di auto autonome aumenti e quello delle auto con guidatore umano diminuisca. E così, poco alla volta, la cosa si aggiusterà da sola.
È la prima fase quella critica, soprattutto nei Paesi dove il rispetto delle regole non è una priorità. Non vado oltre nel commentare… ma sicuramente noi mediterranei non siamo tra i più rigorosi.
Alice
Sì, ecco, purtroppo lo impariamo a nostre spese.E invece, dal punto di vista del lavoro, questo è un altro campo molto ampio che entra in contatto con l’auto autonoma.
Cosa succede quando taxi, camion o consegne non avranno più bisogno di un conducente?
Sergio
Io mi occupo di automazione in senso lato, e questa è una domanda che mi fanno sempre.
Vorrei però ribaltare un po’ la questione.
Secondo me, soprattutto in Italia e in Europa, a molti sfugge che presto avremo un grosso problema di mancanza di autisti.La demografia italiana non è una piramide, ma una clessidra: oggi c’è una fascia enorme di persone tra i 50 e i 60 anni che sta salendo d’età, mentre sotto c’è il vuoto.
Stiamo andando verso una piramide rovesciata. Paradossalmente, quindi, il problema non sarà “lasciare a casa” autisti, camionisti o tassisti.
Il problema sarà trovarli.In questo senso, l’automazione compenserà una possibile grossa carenza di personale.
Quindi, più che togliere posti di lavoro, risolverà un problema.
Alice
Eh, questo è molto interessante, e anche un po’ rincuorante per certi aspetti.
Quindi, secondo lei, alla fine è più una sfida tecnologica o culturale?
Sergio
La sfida tecnologica è notevole.
Parliamo di una tecnologia estremamente complessa: un’intelligenza artificiale applicata a sistemi fisici, a un sistema robotico.
Guidare nel traffico è una delle cose che noi umani sappiamo fare, ma è anche una delle più difficili in assoluto.
Quindi sì, è sicuramente una sfida tecnologica non ancora completamente risolta.
Sergio
È anche una sfida culturale. Qualcuno fa sempre la battuta che all’inizio del secolo non ci si fidava a usare l’ascensore senza un pilota.
Oggi nessuno pensa che ci voglia un guidatore per l’ascensore. L’analogia è un po’ tirata, ma il concetto è che, man mano che questa tecnologia entrerà nelle nostre vite, le persone la useranno, vedranno che è affidabile, e la barriera culturale si scioglierà molto velocemente.Quindi non credo che ci sia davvero un tema etico o culturale.
Alice
Vorrei fare un piccolo gioco finale prima di salutarci: io le faccio qualche domanda secca e lei mi dà una risposta con una sola parola o, al massimo, una frase breve.
Per esempio: Tesla o Waymo?
Sergio
Waymo, senza dubbio.
Alice
Ok. E la tecnologia va tenuta sotto controllo e regolamentata o ogni esperimento va incoraggiato?
Sergio
Ogni esperimento va incoraggiato, ma ci sono dei confini etici che vanno sempre rispettati.
Alice
Ok. Entro 10 anni: guida autonoma ovunque o ancora prototipi?
Sergio
In Europa: un po’ e un po’. Ma principalmente ancora prototipi.
Alice
Lei si farebbe portare in giro da un’auto senza volante?
Sergio
Assolutamente sì. Lo faccio già oggi: stiamo sviluppando noi stessi queste tecnologie e mi fido di ciò che stiamo creando.
Alice
Ok. E infine: automobile senza conducente o auto volante?
Sergio
Automobile senza conducente.
L’auto volante è un sogno affascinante, ma è estremamente più energivora e rischiosa.
Meglio restare con le ruote per terra… e senza conducente, che così può dedicarsi a cose più interessanti.
Alice
Grazie mille al professor Savaresi, che ci ha dato informazioni preziose per il futuro. Grazie per essere stato con noi.
Sergio
Grazie a voi, un saluto a tutti.
Alice
La guida autonoma affascina e spaventa.
Sarà una rivoluzione tecnologica che cambierà le nostre città e il nostro modo di muoverci, ma richiede tempo, fiducia e nuove regole.
Se vi è piaciuto questo podcast e volete scoprire qual è il prossimo tema su cui cambieremo idea, iscrivetevi, premete follow sulla vostra app di ascolto e attivate la campanellina per ricevere una notifica a ogni nuova puntata.
Ci sentiamo al prossimo episodio, per vedere su quale tema proveremo a cambiare idea insieme.Change My Mind è un podcast di Flee, prodotto da Hypercast, con Alice Valerio Oliveri.
Direzione creativa: Raffaele Costantino.
Autore: Federico Lai.
Registrazione, editing, montaggio e musiche originali: Maurizio Bilancioni.
Project Manager: Giulia Macciocca.